Politica e istituzioni · Comunità politica
Quando una comunità diventa soltanto un'organizzazione
Ogni progetto collettivo incontra un passaggio decisivo: scegliere se custodire legami e finalità oppure ridursi alla distribuzione di ruoli.
di Pierfrancesco Viti ·
C’è un momento, in ogni gruppo che nasce con un’ambizione alta, in cui si smette di recitare la parte della comunità compatta e si entra, quasi senza accorgersene, nella fase decisiva, quella che non si racconta nei comunicati né nelle fotografie di rito, perché è lì che si misura la sostanza e non più la forma. La figura di Giuda Iscariota, riletta senza moralismi da catechismo e senza la comodità di ridurla a semplice tradimento, diventa allora qualcosa di più scomodo e, proprio per questo, più vero: non l’eccezione che rompe un equilibrio perfetto, ma il passaggio necessario che rivela che quell’equilibrio perfetto non è mai esistito.
Giuda non è solo colui che vende, è colui che non riconosce più il disegno, che lo aveva immaginato diverso, più immediato, più terreno, forse più utile a sé e alla propria idea di vittoria; ed è in questa distanza tra aspettativa e realtà che nasce la frattura, non nella cattiveria, ma in una forma di convinzione che si crede più autentica della linea stessa che si era deciso di seguire. E allora accade ciò che accade sempre: ciò che sembrava unito si divide, ciò che sembrava solido si incrina, ma proprio in quella crepa si compie la selezione che nessuna proclamazione avrebbe mai potuto garantire, perché finché si resta nella comodità dell’adesione tutti sono fedeli, tutti sono coerenti, tutti sono “dei nostri”, mentre è solo quando qualcosa si rompe che emergono le gerarchie vere, quelle che non si dichiarano ma si manifestano.
Un gruppo che ambisce a essere qualcosa di più di una somma di presenze, qualcosa che pretende di essere guida e non semplice seguito, deve attraversare questo passaggio senza fingere di evitarlo, perché è lì che si separa chi appartiene davvero da chi aveva soltanto trovato una collocazione momentanea, chi guarda lungo da chi cercava un risultato immediato, chi resta anche quando non comprende tutto da chi pretende di piegare il disegno alla propria misura. Non è una deviazione.
È una legge antica. E alla fine, come sempre, non sarà la presenza di un Giuda a determinare il destino, perché quella presenza è inevitabile, ma la capacità di un gruppo di non smarrirsi davanti alla prova, di non ridursi a somma di delusioni e recriminazioni, e di uscire da quella frattura non più fragile, ma finalmente riconosciuto per ciò che è. Il resto è contorno.
La sostanza si decide lì.
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