Pierfrancesco Viti Scritti di politica, diritto e tradizione

Società e costume · Costume

La mentalità di ieri e l'eleganza di oggi

Un articolo d'archivio mostra quanto siano cambiati linguaggio, aspettative e rapporti sociali, e quanto ancora possiamo imparare dalla misura.

di Pierfrancesco Viti ·

LA MENTALITÀ DI IERI, L’ELEGANZA DI OGGI Rovistando negli archivi dei giornali, ho trovato un articolo del marzo 1900, pubblicato dalla Provincia di Cremona, che riportava le regole di condotta ispirate agli insegnamenti di Matilde Serao, allora giornalista e scrittrice di grande fama. Un vero e proprio codice morale destinato alle giovani donne di buona famiglia. Vale la pena leggerlo così com’è, senza filtri ideologici, perché è uno spaccato autentico della “buona società” dell’epoca: *** «La signorina a questa età è presentata in società; può partecipare a feste di battesimo, matrimonio, balli ufficiali e balli di corte, ma è bene per la sua serietà non andare in giro ogni sera.

Dai diciotto anni in poi la signorina deve badare moltissimo al suo contegno in pubblico: contegno riservato ma grazioso, gentile ma non famigliare; conversazione vivace ma non eccessiva; allegria moderata ma non musoneria; serietà e non posa di tristezza. Con gli uomini molta grazia ma non civetteria, finezza ma non disputa di spirito, molto garbo con una leggera tinta di freddezza. Una signorina a diciotto anni non chiama per nome che i suoi fratelli e un poco i suoi cugini se è stata con loro nell’infanzia; tutti gli altri per cognome e dando del lei.

Non balla mai troppo con lo stesso cavaliere; non si deve allontanare nelle altre sale, al buffet o sulle terrazze, fuori dagli occhi di chi l’accompagna. Al ballo la sua tenuta sarà giovanile e leggera, con un decolleté non esagerato, anzi modesto. In società, se sa cantare, suonare o recitare bene - ma benissimo - si può produrre; se no, fa ridere.

A diciotto anni riesce di più con l’educazione che con qualunque artificio, più con la semplicità gentile che con l’alterigia. Riuscire nel mondo, che significa per una signorina? Maritarsi, maritarsi in nome di Dio.» *** Letto oggi, questo testo può apparire rigido, perfino soffocante.

E in parte lo è. Ma fermarsi allo scandalo sarebbe un errore comodo. Il punto non è quanto fosse limitante quel mondo, ma che cosa abbiamo messo al suo posto.

Perché allora esisteva almeno un’idea chiara di misura, di contesto, di contegno. Oggi abbiamo libertà, sì. Ma spesso senza forma, senza filtro, senza eleganza.

PIERFRANCESCO VITI

Ecco allora, non un ritorno al 1900, ma un possibile adattamento di quei consigli alla ragazza elegante moderna. VADEMECUM DELLA RAGAZZA ELEGANTE OGGI • Il telefono Il cellulare non è una protesi della mano. A tavola, in compagnia, a teatro: si posa.

Chi lo consulta di continuo comunica una sola cosa: sono altrove. • La conversazione Eleganza è saper parlare senza occupare tutto lo spazio. Ascoltare, non interrompere, non trasformare ogni dialogo in un palcoscenico personale. • Il tono La voce è un segno di educazione. Gridare, sbraitare, usare un linguaggio sciatto non è autenticità: è incuria. • I social Non tutto ciò che è privato va esibito.

L’intimità ostentata non è libertà, è mancanza di misura. La signora moderna sceglie cosa mostrare. E cosa no. • Il corpo Eleganza non significa nascondersi, ma allo stesso tempo non offrirsi come merce.

Si può essere femminili senza essere volgari. La differenza è sottile, ma decisiva. • Gli spazi pubblici Che sia un ristorante, una sala d’attesa, un’ambulanza o un luogo di emergenza: non si invade, non si fotografa, non si spettacolarizza. Il rispetto del contesto è civiltà. • Il disagio altrui Una donna elegante sa quando fare un passo indietro.

La discrezione è una forma alta di umanità. • L’indipendenza Oggi una donna non deve “riuscire” sposandosi. Ma deve riuscire a non perdersi, pur potendo fare tutto. L’autonomia non è arroganza: è solidità.

Nel 1900 “riuscire nel mondo” significava maritarsi. Oggi significa stare nel mondo con stile, misura e consapevolezza. Perché l’eleganza, ieri come oggi, non è una gabbia.

È una scelta.

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Testo tratto e rielaborato da una pubblicazione dell'autore. Apri la pubblicazione originale.

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