Pierfrancesco Viti Scritti di politica, diritto e tradizione

Politica e istituzioni · Diritto e democrazia

Il diritto di proporre ciò che non piace

Un programma politico può essere criticato e respinto. Considerarlo illegittimo prima del voto significa fraintendere la democrazia costituzionale.

di Pierfrancesco Viti ·

Negli ultimi giorni, sul programma di Futuro Nazionale, ho letto reazioni francamente scomposte, emotive, isteriche in alcuni casi, e spesso costruite più sull’ignoranza di ciò che c’è davvero scritto che sul merito delle proposte. In altri casi, invece, il problema sembra essere ancora più semplice: un livore pregiudiziale verso chi la pensa diversamente. «Vogliono tornare al Medioevo».

«È un programma fascista». «È l’anticamera della dittatura». Qualcuno è arrivato addirittura agli appelli a Mattarella.

Bene. A prescindere dal merito del programma — sul quale si può essere d’accordo, in disaccordo o condividere alcune cose e altre no — ricorderei una banalità: è un programma politico. Contiene principi, obiettivi e proposte.

Non è una raccolta di leggi già pubblicate in Gazzetta Ufficiale. Prendiamo l’aborto. Io non leggo nel programma una proposta di cancellazione della legge 194.

Leggo una posizione molto critica sull’idea dell’aborto come “diritto”, insieme a proposte sulla tutela della maternità e del concepito. Ma aggiungo una cosa forse ancora più scandalosa. E se anche un partito proponesse di modificare o abrogare la 194?

Non sarebbe autorizzato a proporlo? In una democrazia un partito presenta ai cittadini la propria idea di società. Gli altri la contestano.

Poi si vota. Funzionava così, almeno fino all’altro ieri. O abbiamo introdotto il principio secondo cui la democrazia consiste nel poter proporre soltanto ciò che è già approvato da chi si definisce democratico?

Quanto poi al terrificante “ritorno del fascismo”, vorrei rassicurare le anime più sensibili. Sedetevi. Bevete un bicchiere d’acqua.

Mattarella può continuare tranquillamente la sua giornata. L’Italia del 2026 dispone di una quantità di pesi e contrappesi costituzionali pensati precisamente per impedire che chi vince un’elezione possa trasformarsi il giorno dopo in un presunto dittatore. Il Governo deve avere la fiducia delle Camere.

Le leggi devono essere approvate dal Parlamento. Il Presidente della Repubblica può rinviarle alle Camere per una nuova deliberazione. La Corte costituzionale può

PIERFRANCESCO VITI

dichiarare illegittime le norme contrarie alla Costituzione.

E se qualcuno volesse modificare la Costituzione? Articolo 138: doppia deliberazione di entrambe le Camere, intervallo minimo di tre mesi, maggioranze rafforzate e, in determinati casi, possibile referendum costituzionale. Non proprio una passeggiata, insomma.

E non tutto è nemmeno liberamente modificabile: l’art. 139 rende intangibile la forma repubblicana e la giurisprudenza costituzionale riconosce l’esistenza di principi supremi dell’ordinamento. Quindi no: vincere le elezioni non consegna a nessuno le chiavi di una dittatura. Ci sono Parlamento, Presidente della Repubblica, Corte costituzionale, magistratura, procedure aggravate di revisione costituzionale, referendum e una Costituzione rigida.

Smettetela dunque di avere reazioni isteriche e scomposte! Il punto, allora, è un altro. La democrazia non serve a impedirci di ascoltare idee che non ci piacciono.

Serve a permettere che quelle idee vengano proposte, discusse, contestate e infine giudicate dagli elettori. Quello che trovo molto più curioso è l’atteggiamento di chi considera alcune opinioni politiche non semplicemente sbagliate, ma addirittura illegittime perché esistono. Quella sì che è una concezione piuttosto singolare della democrazia.

Quindi tranquillizziamo tutti. Il fascismo non sta tornando perché qualcuno ha pubblicato un programma politico di 108 pagine. Potete dissentire.

Potete criticarlo. Potete votare contro. Potete persino leggerlo, volendo.

Quest’ultima, viste certe reazioni delle ultime 48 ore, sarebbe già una discreta rivoluzione.

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Testo tratto e rielaborato da una pubblicazione dell'autore. Apri la pubblicazione originale.

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