Carattere e professione · Etica e carattere
Gli ignavi della vita pubblica
Non esporsi può sembrare equilibrio; spesso e soltanto il modo più comodo per ottenere l'approvazione di tutti senza assumersi alcun rischio.
di Pierfrancesco Viti ·
IGNAVI. C’è una categoria umana che non combatte, non si espone, non prende posizione. Non perché non abbia un pensiero, ma perché ha troppa paura di non piacere a tutti.
Una posizione di comodo. Sono i funamboli dell’ambiguità, i galleggianti dell’opportunismo: quelli che dicono “non sono né di destra né di sinistra”, quelli che applaudono tutti per essere applauditi da tutti. In politica come nella vita, non prendere posizione è già una scelta: quella della viltà.
E mentre fingono equilibrio, in realtà coltivano solo una forma sottile di codardia travestita da buon senso. Platone li avrebbe lasciati fuori dalla sua Repubblica. Nietzsche li avrebbe bollati come ultimi uomini, incapaci di volere.
Dante fu il più spietato: li mise nell’Antinferno. Non abbastanza malvagi per l’Inferno, ma troppo pavidi per il Paradiso. Gli ignavi, diceva, “che mai non fur vivi”.
Vi diranno che lo fanno per lavoro, per “non precludersi collaborazioni”, per “avere la possibilità di lavorare con tutti”... Ma non so davvero cosa sia peggio: chi non ha un'idea, o chi la baratta per una fattura. Si nascondono dietro frasi come: “Non voglio essere divisivo” oppure “Evitiamo l’argomento, è divisivo”. Ma chi è divisivo ha almeno una virtù: ha una posizione.
E una posizione divide, sì. Divide chi crede da chi finge. Chi combatte da chi galleggia.
Chi vive da chi vegeta. E ricordate: non fidatevi mai di chi vi dice di non avere una posizione o di non voler scegliere. Perché chi non ha il coraggio di scegliere, finirà sempre per obbedire a chi sceglie al posto suo.
Testo tratto e rielaborato da una pubblicazione dell'autore. Apri la pubblicazione originale.